Una nuova ricerca sulle interfacce cervello-computer (BCI) apre prospettive importanti per le persone colpite da gravi limitazioni motorie. Uno studio pubblicato su Nature Medicine dimostra infatti che un uomo affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è riuscito a utilizzare un sistema BCI nella propria abitazione per comunicare, lavorare e interagire con il mondo digitale senza la presenza continua dei ricercatori.
La tecnologia è stata sviluppata dall'Università della California Davis insieme a collaboratori della Brown University e del Mass General Brigham Neuroscience Institute. Il dispositivo sfrutta algoritmi avanzati capaci di interpretare l'attività cerebrale e trasformarla in testo scritto oppure in comandi per muovere un cursore sullo schermo.
Il sistema nasce con l'obiettivo di recuperare alcune funzioni perse a causa della paralisi, traducendo i segnali del cervello associati ai tentativi di parlare e muoversi. In passato strumenti simili avevano dimostrato risultati promettenti soprattutto in ambienti di laboratorio controllati, ma l'utilizzo quotidiano a lungo termine rappresentava ancora una sfida.
L'uomo protagonista dello studio e i risultati ottenuti sul rapporto cervello-computer













