L’attrice congolese Rosanna Sparapano racconta il set del film “Il bene comune”, diretto da Rocco Papaleo: «È stato un viaggio catartico nel Pollino. Sono stata travolta dalla natura».
PARCO DEL POLLINO (COSENZA) – Ci sono luoghi che non si limitano a fare da sfondo a una storia: la assorbono, la attraversano, la modellano e finiscono per raccontarla insieme ai protagonisti. Nel Parco del Pollino – tra natura selvaggia, sentieri che si inerpicano verso il cielo, boschi secolari e silenzi che sembrano custodire segreti millenari- prende forma “Il bene comune”, il quinto film diretto da Rocco Papaleo. Un’opera che intreccia libertà, redenzione e rinascita, seguendo il cammino di quattro detenute prossime alla scarcerazione che intraprendono un’escursione alla ricerca del Pino Loricato, simbolo di resilienza e straordinario attaccamento alla vita.
Nel film, come nella vita, il viaggio conta più della destinazione. Ogni passo nel cuore del Pollino diventa un’occasione per confrontarsi con il proprio passato, con le ferite da ricucire, con le proprie fragilità e con la possibilità di ricominciare. Una dimensione che ha coinvolto anche gli interpreti, chiamati a misurarsi non solo con i propri personaggi, ma con un territorio capace di imprimere un segno profondo. Tra loro c’è Rosanna Sparapano, che indossa i panni di Anny, una donna brillante e anticonformista, vittima di pregiudizi che non riescono a coglierne la vera essenza. Hacker e attivista ambientale, Anny rappresenta uno sguardo nuovo e sorprendente sull’universo femminile raccontato dal film. Attrice di origini congolesi, formatasi al Piccolo Teatro di Milano, Sparapano ha vissuto le riprese come un’esperienza che supera i confini del set cinematografico.











