di
Vera Martinella
Una malattia cronica e progressiva: il tessuto sano viene sostituito da quello cicatriziale fino a togliere letteralmente il fiato al paziente. Cure efficaci se iniziate per tempo e una mostra a Milano con opere animate digitali
La fibrosi polmonare è una malattia cronica progressiva, nella quale il tessuto polmonare sano viene sostituito da tessuto cicatriziale fino a togliere letteralmente il fiato al paziente. Ne esistono oltre 200 tipi diversi, ma quel che li accomuna è il ritardo della diagnosi. «Tosse cronica e mancanza di respiro sono disturbi molto diffusi, per lo più "sopportati" a lungo da chi ne soffre. Ascoltare il proprio respiro prima che sia tardi, invece, può fare la differenza - spiega Sergio Harari, professore di Medicina interna all’Università degli Studi di Milano e direttore della Pneumologia e della Medicina generale dell’Ospedale San Giuseppe MultiMedica di Milano -. Un sintomo tipico della fibrosi è la dispnea da sforzo progressiva non dovuta ad altre cause. Anche la tosse persistente, per lo più secca, ricorrente durante il giorno e non collegata ad altri fattori, può essere un campanello d’allarme. Spesso però viene scambiata per una tosse da reflusso gastrico e curata come tale per mesi o anni». Se però una persona soffre di una malattia reumatologica il discorso è diverso: «Non dobbiamo aspettare sia il paziente ad allertarsi perché sono comparsi i sintomi - ha sottolineato Roberto Caporali, professore di Reumatologia e direttore della Reumatologia all’Istituto Ortopedico Gaetano Pini-CTO di Milano -. Vorrebbe dire essere arrivati già molto tardi. Dev’essere invece il medico specialista reumatologo a richiedere lo screening quando ha di fronte una persona affetta da una malattia reumatologica, autoimmune, sistemica che potenzialmente può interessare il polmone e l'interstizio polmonare. L’impegno polmonare, infatti, è imprevedibile e quindi può esordire in qualsiasi momento».






