Le piogge non sono mancate, è vero, e neppure le nevicate abbondanti. Ma poi il caldo arrivato con largo anticipo si è fatto sentire, anche ad alta quota. Finapp, deep-tech italiana e spin-off dell’Università di Padova, ha elaborato un report nazionale basato sulla tecnologia che misura la risorsa idrica nel sottosuolo e in quota, sfruttando i raggi cosmici e la fisica dei neutroni. I dati emersi descrivono un quadro di forte vulnerabilità strutturale per le regioni del Nord Italia, che rischiano di approcciare i mesi più caldi dell’anno partendo in una situazione di pesante deficit. Ecco alcuni dati presenti nel report, diffuso in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità istituita dalle Nazioni Unite che si celebra ogni anno il 17 giugno: si parte dal crollo del -61% dell’acqua immagazzinata nella neve alpina rispetto a una stagione normale (2024, è invece -20% rispetto al 2025, che era già stato un anno sotto la media) e nei terreni nel Nord Italia, che registrano già il 30% in meno di umidità rispetto allo scorso anno. A confermare la natura strutturale dell’emergenza è l’andamento della “soil moisture”, l’umidità profonda del terreno, calcolato a livello nazionale da 65 stazioni di misura: da inizio anno la media dell’umidità del terreno si è fermata al 28,9% rispetto al 32,9% del 2025, consolidando una contrazione del -12,4%.