Il Made in Italy ‘val bene una messa’ o, meglio, un premium price, se è vero che tre consumatori su quattro nel mondo sono ancora disposti a pagare di più per un prodotto italiano. A guidare questa propensione è il settore moda e abbigliamento - con valori che vanno dal 42% della Germania fino al 51% del Regno Unito - mentre gli attributi ai quali le eccellenze italiane vengono associate spontaneamente a livello globale - dal 29% di Francia e Stati Uniti al 38% della Germania - sono eleganza, artigianalità e bellezza.
A rilevarlo, un’indagine internazionale realizzata da Eumetra per Pulse Advertising, agenzia globale indipendente di social media e influencer marketing, che ha coinvolto un campione di 2.541 consumatori distribuiti in 5 mercati (Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti). Sempre secondo lo studio, tuttavia, solo una minoranza di consumatori - dal 18% dei britannici al 14% dei tedeschi - segue direttamente i profili ufficiali dei brand Made in Italy sui social network, il canale in cui la stragrande maggioranza dei clienti effettivi o potenziali scopre, valuta e, soprattutto, sceglie cosa comprare.
“La sfida per le aziende non è convincere i consumatori a seguire i profili social ufficiali bensì essere presenti nel feed nel quale già si trovano attraverso creator e contenuti che parlino la loro lingua - afferma Paola Nannelli, global ceo di Pulse Advertising - I brand devono smettere di pensare ai social come vetrina e iniziare a presidiarli, invece, come il luogo dove oggi si forma il valore”.







