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Futuro Nazionale è nato a febbraio scorso. Da allora, i numeri delle adesioni al partito, la crescita in Parlamento e nei sondaggi e la costante presenza mediatica ci dicono che Vannacci è riuscito a ritagliarsi uno spazio politico e mediatico che pochi mesi fa sembrava improbabile. Proviamo a capire perché. La prima ragione è che Futuro Nazionale rappresenta una novità nel panorama politico, e le novità attirano sempre attenzione. La seconda è che non deve affrontare il problema principale dei nuovi partiti, cioè farsi conoscere dal pubblico di massa. Il generale era già un personaggio noto prima di diventare un soggetto politico autonomo. Tuttavia, non basta essere nuovi e noti. Ci sono altre esperienze emergenti, con leader più o meno noti, da Marattin a Picerno da Ruffini a Onorato, che stanno provando a trovare uno spazio nel sistema politico italiano, ma con risultati diversi. Possono essere interessanti, ma se non generano conflitto e non producono emozioni forti, difficilmente possono occupare l’agenda pubblica. Futuro Nazionale è, invece, una novità polarizzante. Divide, provoca, emoziona, costringe gli altri a prendere posizione e fa notizia. Ha nemici ben definiti e consente ai suoi sostenitori di identificare facilmente avversari politici e culturali. Il «noi» e il «loro» del generale sono chiari. Quelli di Onorato, Picerno, Ruffini o Marattin molto meno. E, in politica, senza un «loro» spesso non c’è neanche un «noi». Nell’economia dell’attenzione questa è una differenza enorme. Dunque, Vannacci è nuovo, divisivo e narrativamente conflittuale.