Rivelazioni del pentito Toffanin nel processo “Isola scaligera 2”, il massone della ‘ndrangheta che etraeva bitcoin 20 anni fa

ISOLA CAPO RIZZUTO – Dalla modernità dei mercati sommersi, che viaggia grazie all’estrazione mineraria digitale dei bitcoin, all’icona di San Michele Arcangelo venerata dalla ‘ndrangheta e ai codici arcaici del comando. Due mondi paralleli che si intrecciano e si confondono nella deposizione del collaboratore di giustizia veneto Nicola Toffanin. Davanti al Tribunale penale di Verona, si celebrano le udienze del maxi-processo “Isola Scaligera 2”, procedimento penale che vede alla sbarra 31 imputati accusati a vario titolo di aver costituito il distaccamento veneto delle cosche Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto.

Il ruolo di “riservato”

A tirare le fila del racconto è il testimone assistito Toffanin, figura chiave per il suo ruolo di “riservato” della consorteria, inserito nei circuiti massonici del Nord, molto vicino al boss Antonio Giardino, vertice indiscusso del “locale” di ‘ndrangheta di Verona. Un esame fiume, fitto di dettagli, che svela l’infiltrazione radicale delle cosche crotonesi nel florido tessuto economico scaligero e i canali segreti della politica locale che il clan utilizzava.