HomeAnconaCronacaIl paradiso perduto. Incuria e speculazione. Conero, sentieri chiusiQuasi impossibile scendere al mare. Il Cai: "Ogni anno le cose peggiorano". Gli ambientalisti: "Sulla falesia si continua a privatizzare e a costruire".Il promontorio del Conero, in provincia di AnconaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIl Parco del Conero è una rarità nel panorama nazionale: costa alta, falesia, grotte, un ecosistema che pochi territori al mondo possono vantare. Eppure, quel patrimonio rischia di diventare progressivamente inaccessibile per una combinazione di inerzia istituzionale (Comuni del Parco e l’ente preposto) e pressione privata che da decenni erode il confine tra bene pubblico e interesse particolare. Sul ciglio della falesia i privati continuano a costruire, chiedendo poi interventi di sicurezza sui sentieri sottostanti. Ma quegli stessi sentieri storici vengono chiusi uno dopo l’altro invocando rischi che nessuno contesta all’edilizia. I tre percorsi ufficiali del Parco in quel tratto di costa — 310, 311 e 312 — risultano oggi tutti interdetti.
"È il meccanismo della rana bollita, che sta nell’acqua senza accorgersi della temperatura che sale lentamente e, quindi, senza percepire il pericolo", spiega Gabriele Parisini, del CAI Marche. "Ogni anno si perde un pezzetto di accesso senza accorgersene". Non è un’ipotesi: uno dei tre sentieri, il 312, fu chiuso nel 1993 da un privato. Le segnalazioni delle associazioni rimasero senza risposta e ora, trentatre anni dopo, il sentiero è scomparso dall’agenda pur restando formalmente censito. Un altro è bloccato da un’ordinanza scaduta da mesi, il cui sopralluogo di verifica non si è mai svolto. A pochi metri dal cancello, la scheda di ARPA certifica la qualità "eccellente" delle acque a cui dovrebbe portare. "I privati edificano nel Parco in aree a rischio frana senza che nessuno intervenga, mentre i sentieri storici vengono interdetti invocando lo stesso pericolo", osserva Emiliano Stazio di Legambiente. "Un parco che non si può fruire smette di essere percepito come una risorsa, e ciò che non si percepisce come risorsa non si difende".






