TREVISO - Calci, pugni, manganellate e cariche. Lo sfratto di 5 famiglie in via Pisa a Treviso si è trasformato in una battaglia. Gli attivisti del centro sociale Django sono saliti sulle barricate. Hanno tentato di sfondare il cordone di polizia in tenuta antisommossa. Ed è partita la carica. Alla fine il bilancio è di 3 feriti: due attivisti, uno con una ferita alla testa, e un poliziotto, preso a calci e pugni, con una prognosi di 7 giorni. Sono stati medicati al pronto soccorso, tranne un attivista, che ha rifiutato.
Dopo ore di tensione, 4 famiglie hanno lasciato le case con i loro figli, una decina in tutto, compresa una piccola di 4 mesi. Parallelamente una signora colpita da un tumore è stata ricoverata. Mentre l’ultima famiglia si era barricata nell’appartamento. «Usciamo solo da morti», hanno urlato. Nel tardo pomeriggio anche loro hanno lasciato la casa. LA VICENDA La questione riguarda rapporti tra privati: la proprietà e gli inquilini. Ma nei tre condomini di via Pisa vivevano in tutto 51 famiglie. E questo ha trasformato gli sfratti in un problema sociale. Le palazzine nella prima periferia sono state acquisiti all’asta nel 2023 dalla società Dora Re 1 Srl di Conegliano, in seguito alla cessazione della Tre.Vi Srl. E i contratti, nonostante il pagamento degli affitti, sono venuti meno.Negli ultimi due anni, anche grazie al tavolo di mediazione del Comune, 30 nuclei hanno trovato un’altra sistemazione. Ma per gli altri si è arrivati allo sfratto. «È gravissimo e senza precedenti a Treviso il fatto che siano stati messi sulla strada anche dei minori», attaccano da Django. LA POLEMICA Ma per Gloria Tessarolo, assessore al sociale del Comune di Treviso, gli attivisti del centro sociale hanno soffiato sul fuoco. «In uno sfratto non è necessario arrivare alle mani, tra l’altro anche davanti a dei bambini. Così non si lavora per le persone - spiega - si finisce solo per mettere a repentaglio la fiducia delle persone nei confronti dei servizi, che poi sono gli unici a dare risposte». Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega in Regione, ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine: «Comprendo il disagio e la preoccupazione delle famiglie coinvolte, ma nessuna situazione, per quanto complessa, può giustificare episodi di violenza. Il dialogo deve sempre prevalere sugli scontri». GLI AIUTI Ieri i servizi sociali del Comune hanno incontrato gli sfrattati. È stata diffusa una lista con le indicazioni per 11 strutture tra alberghi e B&b. «E abbiamo ricevuto dei rifiuti - rivela Tessarolo - da famiglie, pur con delle capacità economiche, alle quali era stato offerto non solo un albergo ma anche un supporto. Di certo stare fermi e non accettare soluzioni non è utile. Le persone sono libere di fare le loro scelte. Ma spiace se sono mal consigliate». Più di qualcuno lavora e ha uno stipendio. «Sono state sfrattate anche famiglie con un reddito di 4.200 euro al mese - dice l’assessore - non dimentichiamo che noi gestiamo soldi pubblici. Nella fase di emergenza si può supportare, dopodiché se c’è chi ha la possibilità è giusto che paghi l’albergo». Nelle prossime ore si tireranno le somme. Nel frattempo l’opposizione attacca. «La bomba sociale che tutti vedevano arrivare è esplosa e ora decine di famiglie sono senza casa - tira le fila Marco Zabai, consigliere del Pd - quando gli immobili sono andati all’asta, il Comune avrebbe dovuto acquistarli, disinnescando il problema. Invece si è scelto di lasciare il campo alla speculazione immobiliare. Oggi però queste dinamiche hanno prodotto famiglie per strada, e il problema è diventato un problema pubblico».








