Gli spazi magnifici, ampi e luminosi, della Manica Lunga del Castello di Rivoli, accolgono con naturalezza El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso, a cura di Marcella Beccaria fino al 20 settembre) il nuovo lavoro pensato appositamente per il museo da Cecilia Vicuña (1948), artista cilena Leone d’oro alla 59/a Biennale d’arte di Venezia nel 2022, per la prima volta con una mostra personale in un museo italiano.

Nata a Santiago del Cile, è giovanissima a Londra quando nel suo paese avviene il colpo di stato da parte di Augusto Pinochet nel 1973: lei rimane in esilio a lungo e sono anni nei quali viaggia visitando Amazzonia, Colombia, Brasile e Venezuela, anni in cui la dimensione poetica diventa indispensabile (le palabrarmas, parole armi in difesa della democrazia e contro le aggressioni della dittatura) e nei quali l’artista trova, riconnettendosi con le radici precoloniali, con il quipu il mezzo espressivo d’elezione.

ANTICO SISTEMA ANDINO di «scrittura» che serviva – attraverso l’utilizzo di nodi lungo strisce di tessuto – a registrare informazioni di vario tipo, dai dati relativi alla contabilità, alla memoria di eventi alle storie ad accadimenti astronomici, abolito nel XVII secolo dagli spagnoli, il quipu viene riportato in uso da Vicuña che ne riattiva il potere attraverso – sempre – un rituale e facendolo diventare monumentale lavoro comunitario, profondamente legato al territorio e alle persone: «Se tutti partecipano al rituale, con un gesto, una carezza, un suono il rituale vive, trasforma lo spazio e trasforma le persone, non si crea, si partecipa», dice.