Teresa Armato, assessore al Turismo e al Commercio del Comune, i dati di Confcommercio dicono che Napoli è la città in cui negli ultimi dieci anni sono sorte più attività di food and beverage d’Italia.«Credo che sia un dato di cui essere felici. Sappiano che questo fenomeno al Centro storico ha creato anche difficoltà, su cui siamo intervenuti e interverremo ancora. Ma lo studio di Confcommercio secondo me è il segno di una città in crescita, che suscita voglia di investire e che dà occasioni a chi vuole fare impresa. E a chi investe nella nostra città va il mio ringraziamento».

Secondo lo studio dal 2016 sono stati aperti 406 locali nell’area del Centro storico e 298 nel resto della città... «E tenga presente che dal 2023 abbiamo bloccato la nascita di nuove attività di food and beverage nel Centro storico per affrontare il congestionamento di attività di somministrazione nell’area Unesco. Proprio per preservare l’identità del Centro storico di Napoli. Questo provvedimento ha ottenuto due effetti. Non solo si è fermata la proliferazione di nuovi locali in un’area già ingolfata. Ma si sono sviluppate anche altre aree della città. I dati in nostro possesso dicono che in questi tre anni i locali aperti in zone diverse dal Centro sono cresciuti del 12%. Insomma le limitazioni all’apertura di nuove attività nel Centro non ha fermato la vivacità dell’impresa napoletana». A questo proposito, lo stop alle licenze per l’area Unesco va in scadenza a fine luglio. Cosa accadrà ora?«Siamo pronti a intervenire prima della sua scadenza. Abbiamo elaborato un dettagliato piano commerciale per il Centro storico Unesco. Ci abbiamo lavorato a lungo anche con la commissione Attività produttive presieduta da Luigi Carbone. E siamo pronti a portarlo in Consiglio comunale. Con questo programma sostituiremo il divieto totale di nuove aperture con un piano dettagliano che prevede comunque regole stringenti. Il provvedimento è articolato. Ma posso dire che manterrà la peculiarità di San Gregorio Armeno e introdurremo quella di Port’Alba, con la sua vocazione per la vendita di libri. Nel resto del Centro storico per aprire nuove attività ci sarà una normativa per la quale sarà data l’autorizzazione all’apertura di locali solo s e si rispettano determinati canoni strutturali e gestionali. Le attività devono avere spazi adeguati a ricevere i clienti e dovranno rispettare determinati standard qualitativi. Vogliamo che nel Centro storico e nella “buffer zone” aprano soltanto locali all’altezza del centro storico di Napoli». Nelle aree periferiche ci sono tante attività di vicinato che fanno fatica...«Stiamo lavorando , su impulso del sindaco Gaetano Manfredi, a un progetto insieme alla Regione Campania proprio su questo tema. Insieme a Fulvio Bonavitacola, che ha la delega alle Attività produttive in Regione, stiamo studiando una misura che sostenga le attività commerciali di prossimità nelle aree periferiche della città. Una misura che è perfettamente coerente con la visione di allargamento di Napoli che abbiamo sempre voluto dare alle nostre politiche sin da quando siamo arrivati a Palazzo San Giacomo. E che continueremo a perseguire anche con questi provvedimenti che stiamo mettendo in campo». Resta il campo il tema della movida. Le ordinanze non hanno convinto né i residenti né i commercianti. Come si interverrà?«Vogliamo superare le ordinanze che sono limitate nel tempo e nello spazio per disciplinare la materia per tutta la città. La commissione Legalità di Pasquale Esposito ha fatto un lavoro importante con le audizioni di tutte le parti in causa. Stiamo mettendo a punto un provvedimento che tenga conto di tutte le esigenze: quelle dei residenti, quelle degli esercenti e quelle dei giovani».