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Goffredo Buccini, inviato a Marsala

Marsala, viaggio nei dormitori dei braccianti. I raid contro gli stranieri e il muro di omertà

MARSALA - Le botte, quelle, sono repertorio: con quattordici braccianti stranieri aggrediti a fine maggio e brutti casi di squadrismo di piazza negli anni passati. E lo sono le bastonate all’alba, su queste strade sperdute, da Strasatti a Santo Padre delle Perriere a Terrenove, che tagliano campi e filari lungo la statale 115, la «via Marsala». E gli insulti contro i «turchi», come da queste parti chiamano, per perversa eco storica, tutti i lavoratori di colore a prescindere dalla provenienza.

Tuttavia, botte, bastonate e insulti sono sovrastruttura, folclore razzista per infame che sia: facile da condannare a costo zero dalla città perbene, «siamo tutti marsalesi!», raccolta infine, un paio di settimane dopo i raid, nella sala grande del Monumento ai Mille, coi nomi dei garibaldini scolpiti a tutta parete proprio di fronte al mare che li portò a liberarci e che adesso porta qui un popolo dolente da liberare, carne da cannone per la fame di manodopera dei nostri agricoltori.