Sull’Ucraina, il banco di prova più delicato per la tenuta dei rapporti burrascosi tra le due sponde dell’Atlantico, Emmanuel Macron riesce a salvare il suo ultimo G7. Il capo dell’Eliseo, all’ultimo giro di boa prima delle presidenziali 2027, ottiene che Donald Trump sia presente fino alla fine del summit, che si conclude mercoledì con la cena a Versailles, organizzata apposta per celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana che proprio in questa reggia fu riconosciuta da Luigi XVI nel 1777 e consacrata l’anno dopo dall’incontro del sovrano a palazzo con Benjamin Franklin, venuto a negoziare l’aiuto francese fondamentale per la vittoria finale sugli inglesi. In ricordo della storia o chissà cosa, Trump non fa come l’anno scorso al G7 in Canada, summit che lasciò a metà per la crisi aperta - anche allora - da Benjamin Netanyahu sull’Iran. A Evian tirano un respiro di sollievo le relazioni transatlantiche, estese a Zelensky: persino lui riesce ad avere un buon bilaterale con il tycoon, al pari dello stesso Macron, che con il presidente Usa sfoggia una inedita sintonia, peraltro ricambiata. I tre si vedono poi tutti insieme in un trilaterale organizzato dal presidente francese. Solo Giorgia Meloni, che cercava disperatamente un faccia a faccia ufficiale con Trump per ricucire dopo gli attacchi dello scorso aprile, deve accontentarsi di poco più di uno scambio di battute.
Macron salva il suo ultimo G7. L’Occidente unito con Trump davanti alla Russia (di A. Mauro)
Il presidente americano ricuce con il capo dell’Eliseo, si incontra con Zelensky (“incontro proficuo”) e promette di aumentare la pressione su Putin. Per Melon…










