Per le difese "è un raggio di luce nella notte che ha avvolto la città" e una sentenza che afferma un principio che deve valere "anche in tutti gli altri processi" sull'urbanistica. Per il sindaco Giuseppe Sala la soddisfazione si mescola alla "tanta amarezza" per "la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse". E per la Procura, ovviamente, è un colpo duro da digerire, con le imputazioni che crollano.

Anche se resta il fatto, si fa notare, che sono state proprio le indagini a sollevare il "caso Milano" e a far cambiare un sistema di concessioni edilizie ritenuto irregolare. E' finito con gli otto imputati assolti "perché il fatto non costituisce reato", dalle accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva, il primo processo arrivato a sentenza a seguito di uno dei tanti filoni di inchiesta, aperti da quasi quattro anni, sulla gestione urbanistica: il caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa. Per i pm e la Gdf, per costruire quell'edificio di oltre 80 metri e 24 piani, come in altri casi, venne usata una "Scia con atto d'obbligo", ossia un'autocertificazione, invece che un piano attuativo, che avrebbe preso in considerazione gli annessi servizi da garantire nell'area. In pratica, una nuova costruzione sarebbe stata "spacciata" per ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti altri procedimenti e che è stata spazzata via dal primo verdetto, salutato con applausi in aula dagli imputati, tra cui Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in altri casi. E i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, oltre ad altri ex dirigenti e funzionari di Palazzo Marino e al progettista.