La tutela degli oliveti di qualità non può trasformarsi in una norma punitiva contro le energie rinnovabili. Eppure è proprio questo l’assetto che va delineandosi a causa di un emendamento all’articolo 5 del Ddl sviluppo agricolo (AC 2670), con cui si perpetua l’ostracismo della maggioranza Meloni allo sviluppo delle energie pulite lungo lo Stivale.
Non bastava aver vietato l’installazione di impianti fotovoltaici a terra col decreto Agricoltura – tranne che in alcune “aree idonee” –, bloccando investimenti da 80 mld di euro utili a proteggere il Paese dalle fluttuazioni di prezzo del gas fossile abbassando dunque quello delle bollette, nonostante l’energia solare possa essere un’alleata dell’agricoltura di qualità e per la protezione della biodiversità, come ricordato su queste colonne dal ricercatore Luigi Moccia.
L’emendamento proposto prevede infatti il divieto di espianto o eradicazione delle piante di olivo destinate alla produzione di oli Dop, Igp o rientranti nei regimi di qualità riconosciuti, ma solo quando l’intervento sia finalizzato alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. È proprio questa limitazione a essere contestata: se il bene da proteggere è il patrimonio olivicolo nazionale, la tutela dovrebbe valere per qualunque opera capace di determinarne la rimozione, non soltanto per gli impianti rinnovabili.







