Non ogni progetto agrivoltaico è automaticamente sostenibile, ma le possibili criticità non possono diventare un alibi per bloccare lo sviluppo delle rinnovabili. Legambiente interviene così nel dibattito aperto in Maremma, chiedendo alla politica di abbandonare la contrapposizione astratta tra energia pulita e tutela del territorio per fissare regole chiare e valutare nel merito ciascun intervento.

«Dobbiamo smettere di alimentare una contrapposizione che non aiuta i territori – dichiara Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura dell’associazione ambientalista – Non possiamo pensare che ogni progetto sia automaticamente buono, ma nemmeno utilizzare ogni criticità come un alibi per non fare. Il tempo che abbiamo davanti è poco e la transizione energetica non può essere rimandata».

La crisi climatica sta già colpendo il comparto agricolo. Siccità, temperature estreme ed eccessiva insolazione stanno riducendo le produzioni vitivinicole e olivicole e provocando danni ingenti all’ortofrutta. In questo scenario, il paesaggio viene trasformato molto più profondamente dal riscaldamento globale che dagli impianti necessari ad abbandonare i combustibili fossili.

L’agrivoltaico può contribuire ad affrontare entrambe le crisi, producendo elettricità rinnovabile e aiutando le aziende agricole ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Se progettati correttamente e mantenendo la coltivazione dei terreni, i pannelli possono assicurare ombreggiamento, contenere l’evapotraspirazione e ridurre i danni provocati dalle temperature elevate, offrendo al tempo stesso un reddito aggiuntivo.