Dalle sanzioni a Rosneft e Lukoil ai 210 miliardi di asset russi ancora bloccati, le leve per fermare Putin esistono. All’Occidente serve solo la volontà di usarle fino in fondo. Intervista a John Edward Herbst, ex-ambasciatore Usa a Kyiv
Il G7 di Evian riporta la guerra in Ucraina al centro dell’agenda, dopo settimane in cui la crisi iraniana l’aveva relegata sullo sfondo. Con i raid russi che non si fermano e un Trump pronto a “occuparsi” del dossier, resta aperta la domanda decisiva: c’è davvero spazio per una pace, e a quali condizioni? Formiche.net lo ha chiesto a John Edward Herbst, ex-ambasciatore Usa a Kyiv.
Con il conflitto nel Golfo che sembra avviarsi verso la fine, l’Ucraina potrebbe tornare al centro del dibattito politico internazionale, almeno in Occidente? Anche Trump si è espresso in questo senso. Ma quelle del presidente sono solo parole o c’è altro?
Penso che Trump faccia sul serio quando afferma di voler raggiungere una pace per la guerra russa all’Ucraina. E credo che vi abbia dedicato molto tempo. Ma penso anche che finora non abbia compiuto i passi più importanti per arrivare a quella pace.
Quali sarebbero?












