Archiviato, a quanto pare, il dossier Iran, resta aperta la questione Ucraina. Dopo oltre 1.500 giorni di conflitto e l’ultimo attacco russo – più di dieci morti e oltre 50 feriti in tutto il Paese, e danni perfino alla cattedrale della Dormizione del monastero delle Grotte di Kiev – Zelensky raccoglie forze e idee per l'appuntamento del 18 giugno, la nuova riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina, formato Ramstein per gli habitué. L’obiettivo del presidente ucraino è uno ed è dichiarato: convincere gli alleati a strappare un nuovo assegno da 20 miliardi di dollari – per “consolidare il temporaneo vantaggio” su Mosca sul campo di battaglia, dice un alto funzionario della difesa a Politico. L’ammontare è, guarda caso, nello stesso ordine del buco emerso a metà aprile nel bilancio della difesa del paese per il 2026: un ammanco di 19,6 miliardi di euro (23,1 miliardi di dollari), sui 134,6 complessivi necessari, scoperto dopo aver messo in conto il maxi prestito europeo da 90 miliardi approvato in quel periodo – dopo mesi di stallo per il veto di Budapest, risolto con la sconfitta di Orbán alle elezioni ungheresi. Al netto del tipo di voce in bilancio, resta da capire se e come si troverà un accordo su questa ennesima transazione. La settimana, in questo senso, non potrebbe essere più calda. A Évian è in corso il G7, dove Zelensky è presente, e il 18 e 19 giugno – in concomitanza al Ramstein – a Bruxelles si riunisce il Consiglio europeo, con Ucraina e bilancio 2028-2034 in agenda. E gli Stati Uniti? Defilati economicamente, ma a parole rassicuranti. "Abbiamo avuto un bell'incontro, un ottimo incontro" e "lo incontrerò nuovamente", ha detto il presidente americano Donald Trump, in Francia. "La Russia deve fare un accordo, farò tutto ciò che è in mio potere".