di
Angela Cotticelli
L’obiettivo è sgombrare il campo da ogni stigma, pregiudizio e luogo comune, per raccontare, diagnosticare e curare una patologia che infierisce su corpo e anima delle donne, mortificandole nelle sfere relazionali, affettive, lavorative e sessuali
L’endometriosi ha la stessa incidenza del diabete. Eppure tutti sanno cos’è il diabete, molti ignorano cosa sia l’endometriosi. Per rompere tabù sociali e culturali e far conoscere questa malattia, arriva in libreria «L'inferno invisibile. Endometriosi: la solitudine di un dolore senza nome» (Editori Laterza). L’autore è Marcello Ceccaroni, ginecologo e chirurgo di fama internazionale, dirige il Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna e l’U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona). Ha fondato e presiede la International Society of Neuro Gynecology and nerve sparing surgery (ISNG), prima società scientifica dedicata alla neuro-ginecologia ed ha ideato il «Metodo Negrar», una chirurgia mini-invasiva dell’endometriosi emulato in tutto il mondo.
Obiettivo: abbattere ogni tabùQuando si parla di endometriosi l’obiettivo è sgombrare il campo da ogni stigma, pregiudizio e luogo comune, per raccontare, diagnosticare e curare una patologia che infierisce su corpo e anima delle donne, mortificandole nelle sfere relazionali, affettive, lavorative e sessuali, ma di cui è colpevole e si ammala anche un’intera società. «Il problema non è solo medico ma profondamente sociale e culturale – spiega Ceccaroni -. Esistono tabù legati alle mestruazioni e alla “malattia di genere” che rende questa condizione un dramma spesso invisibile. I segnali sono presenti fin dall’inizio, ma la società non è preparata a riconoscerli: circa il 60% delle ragazze che restano a casa da scuola per dolori mestruali ha già, di fatto, un quadro di endometriosi che verrà diagnosticato anche dieci anni dopo. In questo tempo, famiglia, insegnanti e compagni hanno il problema sotto gli occhi ma non sono in grado di interpretarlo. Il dolore mestruale viene considerato normale, qualcosa a cui rassegnarsi, un’idea spesso trasmessa anche dalle generazioni precedenti».











