Il momento è arrivato. Dopo mesi di mobilitazione, petizioni, email, la battaglia sulla proposta legislativa relativa alle Nuove Tecniche Genomiche - le NGT, che includono le tecnologie di editing genetico come Crispr-Cas9 - si gioca nelle prossime ore. E l’esito, a differenza di quanto sembrava solo qualche settimana fa con il sì in netta maggioranza, è tutt’altro che scontato.

La proposta era nata come un passaggio quasi burocratico. Dopo il compromesso raggiunto tra Commissione europea, Parlamento e Consiglio, molti davano per acquisita l’approvazione. Ma una mobilitazione del fronte ambientalista e dei consumatori, che ha avuto dimensioni superiori alle attese, ha trasformato quello che sembrava un iter di routine in uno dei dossier più controversi della legislatura. I nodi irrisolti sono essenzialmente due: l’obbligo di etichettatura per i prodotti derivati da piante ottenute tramite editing genetico, e l’estensione della brevettabilità ai semi NGT.

Se il Parlamento dovesse approvare emendamenti su questi punti, l’intero processo legislativo tornerebbe in sede negoziale. Una prospettiva che le organizzazioni mobilitatesi in queste settimane considerano non solo auspicabile, ma necessaria.