I treni, una volta (non sempre e sicuramente quasi mai nell’era-Salvini), arrivavano in orario. Oggi, altra certezza, le partite del mondiale della santa trinità Usa–Canada–Messico non rispettano la legge dell’orologio. Il calcio d’inizio è ad minchiam, come avrebbe detto il professor Scoglio. Secondo il sito della Bbc, nessuna gara ha rispettato l’ora stabilita tra le prime otto andate in scena: il ritardo medio è di tre minuti. Il match inaugurale Messico–Sudafrica è cominciato con 6’ di attesa, a ruota Qatar-Svizzera con 4’ e 53 secondi. Gli unici che hanno registrato un “posticipo” inferiore a un minuto sono stati Australia–Turchia (40 secondi) e Corea del Sud–Repubblica Ceca (51 secondi): magari i treni di Salvini avessero questa puntualità.

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La causa principale di questa attesa è legata ai laboriosi cerimoniali. Una delle novità del protocollo riguarda l’esecuzione degli inni nazionali, con l’intera squadra schierata a petto in fuori. Il rompete le righe comporta il ripiegamento di quindici giocatori in panchina, trenta se consideriamo le due formazioni: grande confusione sotto il cielo, talvolta anche sotto il tetto che ricopre gli stadi. Questo ritardo si aggiunge alle due pause di metà tempo per consentire ai giocatori di “rinfrescarsi”. Sono bastate le prime due giornate per capire che, dietro al “cooling break” (ribatezzati come “hydration break”), si nasconde in realtà un bieco interesse commerciale.