Poco prima di partire per l’esilio, 80 anni fa, la Regina Elena (Elena del Montenegro) consegnò una busta chiusa al nipote Enrico d’Assia da recapitare a suo padre, Filippo, marito della sua secondogenita, la principessa Mafalda di Savoia. Mafalda era morta nell’agosto del 1944, nel campo di concentramento di Buchenwald.

Il contenuto di quella lettera è la testimonianza straziante scritta da una compagna di prigionia, che adesso, dopo varie peripezie, viene integralmente pubblicata in un saggio storico che ricostruisce con gran dettaglio l’ultimo anno di vita della donna, figlia di Vittorio Emanuele III e sorella maggiore dell’ultimo re d’Italia, il re di maggio, Umberto II, che lasciò l’Italia il 13 giugno 1946, dopo la proclamazione della Repubblica, seguita al referendum del 2 giugno. Mafalfa era stata arrestata dai nazisti, dopo l’armistizio con gli Alleati, nel settembre 1943.

Il libro si intitola Mafalda di Savoia. Il martirio di una principessa italiana, scritto da Gian Luca Barneschi e pubblicato da Edizioni Cantagalli (2026) 328 pagine e 32 di apparati, tra cui appunto la lettera inedita della compagna di prigionia di Mafalda, che con il marito così come Mafalda, erano stati destinati al settore internati speciali, quali prigionieri politici, avversari del nazismo. Il volume attinge all’Archivio familiare privato dell’autore (ereditato dal padre Renato Barneschi): contiene interviste inedite realizzate decenni prima con il figlio, il marito (Philipp d’Assia), la sorella, altri parenti, conoscenti di Mafalda e testimoni oculari. Il volume si basa poi su una ricerca archivistica in vari Paesi: l’autore ha consultato carte di recente desecretate in Vaticano, Gran Bretagna, Svizzera, Stati Uniti e Bulgaria. Queste hanno fornito novità storiografiche rilevanti sul contesto del 1943 e sulla vicenda di Mafalda. Mafalda in sostanza pagò con la vita il “cambio di fronte” dell’Italia, nella seconda parte della Seconda Guerra Mondiale.