| 16 Giugno 2026 12:01 |
3 minuti per la lettura
(Adnkronos) – Nel dibattito sullo Stretto di Hormuz e sull’eventuale introduzione di forme di pagamento legate al transito delle navi, il confine tra servizi marittimi legittimi e una vera e propria tassa sul passaggio resta il punto giuridicamente decisivo. A chiarirlo è il professor Marco Roscini, docente alla Westminster Law School. “Dal punto di vista del diritto internazionale, occorre distinguere tra ciò che può essere concordato tra Stati Uniti e Iran e ciò che resta disciplinato da norme internazionali vincolanti anche altri Stati”, spiega Roscini all’Adnkronos, ricordando che Hormuz “è uno stretto utilizzato per la navigazione internazionale” e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), “è soggetto al regime del passaggio in transito, che garantisce alle navi e agli aeromobili di tutti gli Stati il diritto di attraversare lo stretto in modo continuo e rapido”.
“Ciò significa che l’Iran non può, in linea di principio, sospendere arbitrariamente il transito, discriminare tra navi sulla base della nazionalità, subordinare il passaggio a un’autorizzazione preventiva o pedaggi, e in generale imporre restrizioni che svuotino di contenuto il diritto di passaggio in transito”, afferma Roscini. Anche se Teheran non è parte dell’Unclos, aggiunge, “gran parte della disciplina relativa agli stretti internazionali è considerata espressione del diritto internazionale consuetudinario e quindi vincolante anche per gli Stati non parti”.








