di Roberto Celante
Dopo l’uscita della Premier Meloni sulla censura antifascista, ecco il ministro Nordio, che sottolinea la paternità fascista dell’attuale codice penale. È evidente che, per fermare a tutti i costi l’emorragia di consensi verso Futuro nazionale, la destra di governo stia perdendo serenità di giudizio.
Che si tratti di una propria iniziativa autonoma, o di una strategia di FdI, l’affermazione di Nordio mira senz’altro a solleticare l’orgoglio della minoranza di italiani che si sente tuttora custode di un’ideologia “perseguitata” da ottant’anni di democrazia. Il Guardasigilli ammicca a chi ritiene che il fascismo non sia stato altro che una fase come un’altra della storia d’Italia, caratterizzata da una gestione efficiente della cosa pubblica, e che si concluse anzitempo, per un errore di calcolo nella fatale scelta dell’alleanza militare. L’affermazione di Nordio lusinga chi ritiene che la democrazia, da ottant’anni a questa parte, sia stata soltanto una zavorra per le potenzialità del Paese, perché ingesserebbe le istituzioni, abortirebbe le riforme necessarie, frenerebbe lo sviluppo economico.
La narrazione di certi revisionisti odierni racconta di una “dittatura all’acqua di rose, perché, se non protestavi, nessuno ti toccava”. In compenso, fu avviata l’elettrificazione delle ferrovie; fu realizzata la prima autostrada; furono bonificate intere province; fu superata la crisi del ’29; furono edificati migliaia di alloggi di edilizia popolare e centinaia di edifici pubblici; furono rese pubbliche le assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro e contro le malattie dei lavoratori, nonché il trattamento pensionistico; furono risolti i conflitti sociali con il sistema corporativista; fu innovata la scuola; furono riformati i codici civile e penale, nonché i rispettivi codici di procedura.











