In un'intervista al Corriere della Sera, il ministro della Giustizia ha specificato le sue posizioni in merito al Codice Penale italiano, che nei giorni scorsi hanno fatto discutere: "La parte che disciplina le pene è rimasta inalterata". E paragona il femminicidio al genocidio: "Non è un omicidio ordinario"
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Secondo l’opposizione, l’impronta fascista nel Codice Penale italiano sarebbe rimasta solo nel guscio. Secondo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “è una balla colossale”. Il Guardasigilli è tornato sulle polemiche in merito al Codice Penale con un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: “Io volevo abolire il codice Rocco. Vent'anni fa ho presieduto la commissione per farne uno nuovo, rimasto nel cassetto". Ma, aggiunge Nordio, di aver dato precedenza al referendum “e temo che in quest'ultimo anno la riforma radicale sarà impossibile. Ma spero di intervenire".
Le parole del ministro sul Codice Rocco
Alle domande di Virginia Piccolillo del Corriere della Sera, Nordio ha continuato: "La parte generale che disciplina la struttura del reato e delle pene, colonna portante del codice, è inalterata. Ed è proprio quella che costituisce l'aspetto più significativo dell'ideologia fascista. La persona non è considerata un cittadino ma un suddito al servizio di uno Stato etico, come teorizzato da Hegel e da Gentile. E quindi le scriminanti, come la legittima difesa, l'adempimento di un dovere, l'esercizio di un diritto, sono cause di 'non punibilità'. Come dire: io sono indulgente e non ti punisco. Invece il reato in questi casi non deve sussistere. Ed è qui che vorrei intervenire".










