Europa
Paolo Crucianelli
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Nella notte tra domenica e lunedì, mentre a Évian-les-Bains si apriva il vertice del G7, la Russia ha sferrato contro l’Ucraina uno degli attacchi più massicci dall’inizio del conflitto: 70 missili e 611 droni, soprattutto su Kyiv e Kharkiv, con almeno 9 morti secondo le prime stime e 140mila residenti della Capitale senza corrente. Tra gli obiettivi colpiti anche un simbolo che va oltre il valore militare: la cattedrale della Dormizione, cuore della Lavra delle Grotte di Kyiv, patrimonio Unesco fondato nel 1050. La facciata dell’edificio è stata squarciata, e il tetto in gran parte distrutto da un incendio domato a fatica. Il metropolita Epifanio, primate della Chiesa ortodossa d’Ucraina, ha definito l’attacco un crimine contro l’umanità, la storia e la cristianità, mentre Zelensky lo ha bollato come uno dei crimini più gravi commessi dalla Russia contro la cultura cristiana. Mosca respinge la responsabilità diretta, ma nel contesto di un bombardamento di queste proporzioni la responsabilità ultima non può che ricadere su chi ha scelto di colpire la Capitale con un volume di fuoco simile.
Mosca ha scelto di colpire il luogo più sacro dell’ortodossia slava orientale












