KIEV – Alle 3 di notte sembrava giorno. E i rifugi di Kiev si sono affollati come la metro nell’ora di punta. E i missili plananti si sentivano, forti, anche dieci metri sottoterra. Uno ha colpito vicino al nostro albergo e centrato il dormitorio di un’accademia militare dell’Aeronautica. C’erano dei cadetti, dentro, e quando siamo andati a vedere che cosa fosse successo, un gruppetto sulla strada era ancora lì in mutande e in ciabatte, qualcuno col braccio insanguinato, a rifiutare l’ambulanza per dare una mano: «Spegniamo l’incendio!».
E intanto. Mentre si prova a domare le fiamme fra Israele e Iran, nella disattenzione dei Sette Grandi e nel disinteresse dei cinque continenti per questo pezzetto di Terza guerra mondiale, ecco che a Kiev, a Odessa, a Zaporizhzha, a Cherniv, a Zhytomyr, a Kirovohrad, a Myykolaiv va in scena una delle notti più tragiche del buio ucraino. 34 località centrate, 440 droni, 31 missili più due ipersonici sparati dal Mar Nero, 17 morti, oltre 100 feriti. Anche un americano di 62 anni che in un quartiere della capitale, a Solomjanskij, non ha fatto in tempo a scendere nel bunker e a ricevere i soccorsi dei medici, appena intervenuti in un palazzo di fronte.







