Di fronte agli attacchi indiscriminati della Russia, Volodymyr Zelensky auspica che il G7 partorisca una “risposta decisa e sostanziale” per mettere “maggiore pressione sull’aggressore” e garantire “maggiore sostegno alla difesa aerea dell’Ucraina”. È questa la priorità che il presidente ucraino ribadirà quando presenzierà al vertice di Evian, in Francia. Per l’Ucraina non è un G7 qualunque. Nella città al confine svizzero verrà aperto formalmente il processo di adesione nell’Unione europea, un passo concreto per entrare nel gruppo. Prima bisogna mettere un punto alla guerra. Zelensky proverà a far leva su Donald Trump, che incontrerà faccia a faccia per convincerlo a “spingere Vladimir Putin a far finire la guerra”. Sfruttando la presenza dei leader occidentali, Zelensky era pronto a invitare i russi al vertice, un’idea su cui “Europa e Stati Uniti erano d’accordo”. Non la Russia, che si è di nuovo sottratta al confronto dimostrando di “non essere pronta a parlare di pace”. Piuttosto preferisce far parlare ancora le armi.

Le fiamme si alzano dalla cattedrale della Dormizione di Kiev. Simbolo ortodosso e patrimonio dell’Unesco situato all’interno del complesso della Laurea delle grotte di Kiev, la struttura rappresenta uno dei luoghi religiosi e culturali più importanti dell’Ucraina. Non è l’unico preso di mira dagli attacchi russi durante la notte, tra le più letali delle ultime settimane. Obiettivi dei raid diventano anche gli storici studi cinematografici Oleksandr Dovzhenko, culla del cinema ucraino dove era custodita più antica collezione di costumi, così come la Casa dell’Organo e della Musica da Camera di Dnipro e il Museo d’Arte di Kharkiv. La furia della Russia si abbatte sull'intero territorio dell'Ucraina - 611 droni, 70 missili, 11 vittime per ora – con epicentro a Kiev. Mosca cerca di sottrarsi ad ogni responsabilità per la distruzione del monastero: per la Difesa russa è stato un missile Patriot statunitense, gli alleati forniscono all’Ucraina armi “la cui data di scadenza è già passata”. La presenza tra le macerie di due Shahed - i droni iraniani utilizzati dai russi - racconta un'altra storia.