VENEZIA - Nel suo percorso tra le culture lontane da quella europea, il programma della 54ma Biennale Teatro approda per la prima volta al teatro indonesiano. Dal sud est asiatico, per la precisione da Sumatra, arriva una forma originale di danza, musica e canti che attinge a un complesso tradizionale di arti marziali, noto come Silat (dal 2019 patrimonio immateriale dell'umanità).
La compagnia di Giacarta Bumi Purnati Indonesia presenterà due spettacoli al Teatro alle Tese: "Under the Volcano" per la regia di Yusril Katil (oggi e domani alle 20) e "Hikayat Perahu/The Tale of Boat" per la regia di Sri Qadariatin (info www.labiennale.org). Linguaggi inediti, che comunicano al pubblico dagli strati profondi della scena come sottolineano il regista Yusril Katil e la direttrice artistica Restu Kusumaningrum.
Yusril Katil e Restu Kusumaningrum, lo spettacolo del 2014 arriva a Venezia per la prima europea. In oltre dieci anni di repliche ha attraversato culture molto diverse: è cambiato nel tempo?
«Un'opera teatrale non è mai davvero finita, viene continuamente riprodotta attraverso il tempo, lo spazio e l'incontro con il pubblico. Tuttavia, il nucleo drammaturgico di "Under the Volcano" resta incentrato sulle questioni ecologiche e sul rapporto degli esseri umani con il paesaggio che plasma le loro vite. Il legame dell'uomo con la natura, la paura, la perdita, la speranza e la lotta per la sopravvivenza sono esperienze che chiunque può comprendere, al di là dei confini geografici e culturali. I temi ecologici sollevati in questo spettacolo non hanno mai perso la loro attualità, dato che ancora oggi il mondo affronta una crisi climatica, disastri ecologici e varie questioni ambientali. La ricerca di equilibrio per l'integrità del ciclo della vita in perenne mutamento: la sofferenza, il cambiamento di luogo, il cambiamento di ciclo. Sono questi valori a rendere l'opera rilevante e accessibile a culture diverse».











