“Sinceramente, il risultato va ben oltre ciò che avevo immaginato durante questi otto giorni di regata. Se ripenso a tutto quello che è successo, sono ancora molto sorpreso di essere qui. C’è stata sicuramente una buona dose di fortuna, ma bisogna anche saper cogliere le opportunità quando si presentano”. Così Ambrogio Beccaria, dopo la vittoria della Vendée Arctique, la regata in solitaria per gli Imoca60, i bolidi oceanici che dalla Francia è risalita sino in capo al mondo a tagliare il Circolo polare artico per poi ritornare a Les Sables-d’Olonne. Ma, soprattutto, la sua prima corsa in solitaria negli Imoca60, la prima con Allagrande Mapei, la sua barca: 3.190 le miglia percorse in 8 giorni, 14 ore, 5 minuti e 50 secondi. La gara vede al secondo posto Sam Goodchild (Macif, la barca che fu di Charlie Dalin, recentemente scomparso), poi Violette Dorange (Initiatives Coeur), Elodie Bonafus (Association Petit Princes – Queguiner). E’ quinta l’italo-americana Francesca Clapcich su 11th Hour Racing, a cui mentre scriviamo mancano poche miglia per tagliare il traguardo. La regata “Non ho mai pensato di poter vincere. Dopo 24 ore stavo quasi per dire: ‘Mi fermo, non posso dirigermi verso nord senza autopilota, non mi fido’. E poi, a poco a poco, sono riuscito a superare tutti i problemi che ho avuto. Ho acquisito fiducia nella barca e in me stesso. La storia si è scritta poco a poco. Non avrei mai pensato in vita mia di poter recuperare 200 miglia. Ma nella vela c'è sempre una piccola parte di fortuna. In questo caso, è comunque un bel finale. E quando si vede che l'opportunità è lì, si dimentica tutto, si dimenticano tutti i dolori, tutte le sofferenze, e si fa solo ciò che si ama: lottare", le sue prime parole all’arrivo. "Siamo saliti molto a nord e a un certo punto avevo l'impressione di esserci avvicinati alla fine del mondo. C'era una specie di clima piuttosto strano, non si vedeva quasi più nulla, non sapevamo bene dove fossimo. Anche il freddo era comunque piuttosto intenso. Ma era come una specie di sogno che non finisce mai, è durato più di due giorni, quel tempo un po' strano...Durante la regata abbiamo incontrato due volte onde di oltre 3,5 metri. Questo mi ha dato molta fiducia in questa barca". "I primi giorni però non sono stati semplici. Tra i problemi elettronici, il blackout e la rete che ho dovuto andare a sganciare sotto la barca, ho attraversato momenti in cui non avevo molta fiducia. Poco alla volta, però, io e la barca ci siamo ritrovati. Non ho mai cercato di navigare oltre i miei limiti. Al contrario, ho cercato di restare lucido e di non andare mai fuori giri”, racconta Ambrogio. Il velista italiano ha dovuto vedersela con un guasto elettrico, prima di perdere quasi due ore al largo della Scozia per liberare una rete da pesca impigliata nella chiglia, un intervento che lo ha costretto a immergersi più volte nelle gelide acque dell’Atlantico del Nord. Nonostante questi contrattempi, è rimasto a contatto con i leader per tutta la risalita verso il Circolo Polare Artico. Dopo il passaggio del Circolo Polare, Beccaria ha iniziato la rimonta in classifica, recuperando progressivamente terreno sui primi (in tutto, saranno 200 miglia) fino a inserirsi nella lotta per il podio durante la discesa verso Les Sables-d’Olonne. Uno dei momenti decisivi della seconda parte della regata è arrivato in prossimità delle Isole Britanniche. Mentre in testa hanno scelto la rotta più diretta tra Irlanda e Gran Bretagna, Ambrogio ha optato per circumnavigare l’Irlanda da ovest. “Con una barca che non era al 100%, non volevo correre il rischio di trovarmi in una situazione complicata in mezzo al traffico e al maltempo – spiega Beccaria -.. È probabilmente la decisione più prudente che abbia mai preso in regata, ma non me ne sono mai pentito. Ero convinto che fosse la scelta giusta per me e questa convinzione ha fatto tutta la differenza”. L’ultima giornata è stata da cardiopalma. Dopo la penalità inflitta a Élodie Bonafous (“Association Petits Princes – Quéguiner”) per essere entrata in un Dispositivo di Separazione del Traffico (DST) e grazie a un’evoluzione meteorologica favorevole, “Allagrande Mapei” ha recuperato su Sam Goodchild, che aveva condotto sino a quel momento la gara. I due IMOCA hanno dato vita a una vera volata finale, bordeggiando fianco a fianco fino all’avvicinamento a Les Sables-d’Olonne, in un confronto in cui ogni manovra e ogni raffica potevano fare la differenza “Questa regata mi ha insegnato soprattutto che in solitario bisogna accettare che nulla sia mai perfetto. Bisogna andare avanti con ciò che si ha, restare pazienti, continuare a credere nella barca e cogliere le occasioni quando si presentano. È esattamente quello che è successo questa settimana”. Il viaggio "Sam Goodchild su Macif ha dominato tutta la regata. Non avrei mai pensato di poterlo raggiungere – continua Ambrogio -. Ha lasciato uno spiraglio aperto e io ho semplicemente cercato di capire se ci fosse qualcosa da tentare. Alla fine, le cose ci hanno davvero sorriso. Ma al di là del risultato, ciò che porterò con me è soprattutto il viaggio. È stata una regata magnifica. Ho scoperto l’Islanda, l’Irlanda, la Scozia… paesaggi incredibili. È piuttosto strano girare attorno a un punto completamente immaginario, con soltanto un numero che cambia sullo schermo, per poi ripartire nella direzione opposta, ma è anche questo che rende questa regata unica”.
Un italiano su tutti, Beccaria conquista la Vendée Arctique
Lo skipper di Allgrande Mapei chiude la gara in 8 giorni 14 ore dopo una rimonta di 200 miglia. “Non ho mai pensato di poter vincere, il risultato va ben oltre…








