di
Carlos Passerini, inviato a Houston
Le due stelle che hanno segnato una generazione esordiranno al Mondiale a poche ore di distanza l'uno dall'altro: non si sono mai affrontati in Coppa del Mondo, con l'incastro giusto potrebbero giocarsi il titolo nell'atto finale
Non c’erano i social, nemmeno Facebook. Non c’era lo smartphone. Mentre noi, che invece non ci siamo adesso, alla fine di quel Mondiale 2006 diventammo campioni: sembra passato un secolo. Di sicuro c’erano loro, Leo Messi e Cristiano Ronaldo. La loro prima volta. Questa sarà la sesta. Un record che condividono insieme a un solo altro giocatore sul pianeta, il portiere messicano Ochoa. Sono cresciuti insieme, l’argentino e il portoghese, cambiati insieme, invecchiati insieme. E noi con loro. Hanno fatto la storia, insieme. Segnando un’era del gioco, con la loro rivalità perfetta: il talento naturale di Leo donato dagli dei del calcio, la costante e ossessiva ricerca della perfezione di CR7. «Chi è il più grande?» continuiamo a chiederci, ancora oggi che entrambi non sono più davvero i migliori, superati da ragazzi che hanno dieci o quindici anni di meno. Uno gioca qui negli Usa, nel buen retiro di Miami dove ha trovato la dimensione ideale, l’altro continua ad andare a caccia di gol e record in Arabia Saudita. Scelte diverse, ricchissime entrambe, ma comunque lontane dal calcio che conta. Ecco perché questo Mondiale diventa per entrambi una specie di macchina del tempo: l’idea di vincerlo, di alzare la coppa il 19 luglio a New York, è una missione comune.Leo ci è riuscito quattro anni fa in Qatar, spezzando una maledizione che lo tormentava da sempre, fin da quel 2006 in cui aveva ancora la faccia da ragazzino e fu eliminato con l’Albiceleste ai quarti. Il paragone con Maradona, troppo diverso fuori dal campo, troppo unico, lo ha schiacciato per anni. Pecho frio, lo chiamavano. Fino a quando a Doha nel 2022 ha fatto pace con se stesso e con l’Argentina tutta, che oggi lo idolatra al pari di Diego. E che lo ha spinto affinché disputasse il sesto Mondiale. «Leo giocherà fin quando vorrà» ha messo in chiaro il c.t. Scaloni, spiegando che il 38enne rosarino otto volte Pallone d’oro «ora sta bene», in riferimento ai problemi muscolari che lo avevano condizionato il mese scorso. «Vogliamo vincere di nuovo, lo dobbiamo alla nostra gente che merita di festeggiare ancora, renderemo la vita dura a chiunque vorrà portarci via la Coppa» ha ribadito il fuoriclasse. Il 5 febbraio scorso Cristiano ha compiuto 41 anni, due in più di Lionel. Qualche settimana prima aveva vinto il suo primo trofeo vero con l’Al Nassr, club saudita che dal 2023 gli versa uno stipendio da 200 milioni di euro netti all’anno. A differenza della sua nemesi argentina, amato dai compagni, nel Portogallo c’è chi lo considera ingombrante, quasi un peso. Per il carattere non facile. Perché non vuole mai stare in panchina. Al sesto Mondiale cerca il primo successo. Un anno fa ha conquistato la Nations League contro la Spagna, ma il sogno è vincere il trofeo più importante. «Partiamo con grandi speranze, fisicamente sto bene, non avete visto le partite? Quando le cose si faranno difficili, lì vedremo i veri campioni. Dipenderà da molti fattori, sono molto fiducioso che andrà tutto bene», ha detto il cinque volte Pallone d’oro all’arrivo nel ritiro di Palm Beach in Florida, dove sulla spiaggia ha mostrato come sempre un fisico perfetto. Il debutto è previsto per domani a Houston alle 19 italiane contro la Repubblica Democratica del Congo.














