Acconto IMU in scadenza il 16 giugno. Lo studio UIL fotografa divari enormi tra capoluoghi: a Roma sulle seconde case si paga fino a 3.499 euro, a Palermo 391.

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Tremilaquattrocentonovantanove euro a Roma, trecentonovantuno a Palermo. Stessa imposta, stessa tipologia di immobile, ma un divario che sfiora i tremila euro l’anno e che dipende soltanto dalla collocazione geografica dell’abitazione. È la fotografia che emerge dallo studio sull’IMU del Dipartimento Stato Sociale, Politiche Economiche Fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno e Immigrazione della UIL, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, diffuso a pochi giorni dall’acconto in scadenza lunedì 16 giugno.

Sulle seconde case la media nazionale si ferma a 979 euro l’anno, un valore che racconta poco di un Paese dove la forbice tra il capoluogo più caro e quello più conveniente arriva a moltiplicare il conto per nove. Dietro Roma – in cui si spendono fino a 3.499 l’anno – si piazza Milano, con 2.957 euro annui (1.479 di acconto), poi Venezia a 2.335, Torino a 1.984 e Firenze a 1.973. Sul versante opposto, dopo Palermo, le città dove l’IMU costa di meno sono Cosenza (395 euro), Enna (460), Gorizia (484) e Caltanissetta (485).