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Il sindaco Federico Basile è stato chiaro: «Basta con le decisioni calate dall’alto, sulla riforma dei porti la città di Messina deve essere ascoltata». E anche le organizzazioni sindacali scendono in campo a fianco del primo cittadino, ribadendo che la questione del sistema portuale dello Stretto non è un tema da trattare solo dagli addetti ai lavori, ma è uno dei punti chiave del presente e del futuro del territorio metropolitano (comprendente anche il porto di Milazzo, oltre agli scali di Reggio Calabria e di Villa San Giovanni).

«La portualità italiana non è in vendita e non può essere trasformata in un grande contenitore finanziario distante dai territori e dai lavoratori. Per questo condividiamo e sosteniamo la posizione della Uiltrasporti nazionale contro qualsiasi ipotesi di privatizzazione del sistema portuale». A dichiararlo è Antonino Di Mento, segretario generale della Uiltrasporti Messina. «I porti rappresentano infrastrutture strategiche per la sicurezza, l'economia e la coesione territoriale del Paese. Affidarne il governo a logiche esclusivamente economiche o centralistiche significherebbe indebolire il controllo pubblico, mettere a rischio il sistema delle tutele e ridurre il ruolo dei territori nelle scelte che riguardano il loro futuro». E per il segretario della Uiltrasporti Messina, «particolare attenzione deve essere riservata all'Area dello Stretto. Chi immagina una riforma uguale per tutti commette un grave errore. La nascita della XVI Autorità di sistema portuale dello Stretto non è stata una concessione burocratica, ma il riconoscimento istituzionale di una realtà unica nel panorama nazionale. Messina e Reggio Calabria svolgono una funzione essenziale per la continuità territoriale, la mobilità delle persone, il trasporto delle merci e i collegamenti strategici tra Sicilia e continente. Quel risultato è stato ottenuto grazie alla determinazione del territorio e delle organizzazioni sindacali che hanno creduto nella specificità dello Stretto. Per questo nessuno può pensare di decidere il futuro di quest'area senza ascoltare chi quotidianamente la vive e la rappresenta».