di
Giovanni Cortesi
La rabbia di una dipendente dell'azienda dei trasporti milanese nei confronti dei colleghi che hanno fotografato alcune passeggere sfruttando le videocamere dei mezzi: «Non sono certo questi i nostri valori»
Marta («Il cognome preferisco di no, grazie») lavora in Atm dal 2022. Non è un’autista, ma si occupa di amministrazione per l’Azienda trasporti milanesi. Un impiego che svolge con orgoglio perché «Atm è uno dei simboli di Milano». Ma venire a sapere che ci sono colleghi che hanno fotografato passeggere a loro insaputa, sfruttando le videocamere montate a bordo dei mezzi, la fa imbestialire: «Questa notizia mi ferisce profondamente - esordisce -. Mi fa arrabbiare moltissimo sia come lavoratrice che come donna».
La chat di gruppo Whatsapp intitolata «Ticinese Staff» conta sette partecipanti, tutti uomini. A una ragazza, sabato mattina, cade l’occhio sullo schermo del telefono di uno di loro: è un dipendente che ha staccato da poco, porta ancora la divisa. Sul tram 15, direzione Rozzano, compare l’immagine di una donna di spalle, a due passi dall’uscita del tram. Una foto scattata al monitor di guida, quello con cui il conducente controlla l’entrata e l’uscita dei passeggeri. Clic: la ragazza condivide sui social quello a cui ha appena assistito.











