HomePratoCronacaDinamica "Easy money". Nuova mafia in azione lavatrice di malaffare. Pronto moda basilareL’inchiesta della Dda ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari di cui 17 in carcere e al sequestro di 60 milioni di euro. Ricostruito un giro di affari criminale: a Prato la sede della banca clandestina.L’inchiesta della Dda ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari di cui 17 in carcere e al sequestro di 60 milioni di euro. Ricostruito un giro di affari criminale: a Prato la sede della banca clandestina.Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUna banca clandestina, come si sospettava da tempo esistesse a Prato. I soldi che si spostano da un paese all’altro in modo virtuale e non fisico, così da evitare qualsiasi tipo di controllo. E ancora: gli interessi dei clan mafiosi che si mescolano con quelli degli imprenditori del distretto parallelo cinese di Prato. Un intreccio di soldi sporchi, riciclaggio, traffico internazionale di stupefacenti, immigrazione clandestina che riusciva a smuovere tra gli 80 e i 100 milioni di euro (per almeno tre anni) attraverso pagamenti fantasma di partite di droga e merci spostate fra l’Italia e i paesi europei. E’ quanto è emerso dalle indagini della squadra mobile di Prato, diretta da Andrea Belelli, coordinate dalla Dda di Firenze (pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli), che ieri hanno portato all’esecuzione di 41 misure cautelari (17 in carcere, 16 ai domiciliari, 8 obblighi di firma) emesse fra Prato, Pistoia, Pisa e altre località italiane e al sequestro di 60 milioni di euro a carico di 27 indagati. Secondo la Dda, la banca clandestina sarebbe stata utilizzata da tre associazioni a delinquere: una per riciclare i soldi della droga, una per traffico internazionale di stupefacenti, la terza per immigrazione clandestina di cinesi. Tre associazioni a delinquere a cui la Dda – come ha spiegato il procuratore di Firenze Rosa Volpe – ha contestato l’aggravante del 416 bis, ossia l’aver agevolato organizzazioni di stampo mafioso. Nessuna criptovaluta, nessun metodo tecnologico, la banca usava "semplicemente" l’antico sistema di pagamento islamico chiamato "hawala" (risalente all’VIII secolo e basato sulla "fiducia"), noto in Cina come "chop-shop" o "moneta volante", che non ha tracciabilità. Era usata da clan italiani, cinesi e albanesi che attraverso la complicità dei pronto moda orientali del Macrolotto (una trentina quelli coinvolti) riciclavano i soldi provento delle attività illecite. Secondo quanto emerso, l’organizzazione era capace di assicurare un servizio finanziario sia per i pagamenti di narcotraffico, sia per le transazioni a nero di merce tra aziende cinesi, con "elevata professionalità e pericolosità".
Dinamica "Easy money". Nuova mafia in azione lavatrice di malaffare. Pronto moda basilare
L’inchiesta della Dda ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari di cui 17 in carcere e al sequestro di 60 milioni di euro. Ricostruito un giro di affari criminale: a Prato la sede della banca clandestina.












