Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Europa, questo mercato unico delle divergenze. Hormuz si sente a Milano, molto meno a Madrid. Nel nord Italia, una sera di aprile ancora fresca: un blocco a ciclo combinato si accende per coprire il picco di consumo elettrico. La centrale brucia metano arrivato in tubo dalla Norvegia e dall’Algeria, e fino a poco tempo fa anche in nave dal Qatar, prima che i droni iraniani mettessero fuori uso Ras Laffan, il più grande impianto di liquefazione al mondo. A quasi duemila chilometri di distanza, sopra l’Andalusia, il sole tramonta su campi fotovoltaici intanto che il vento continua a far ruotare le pale eoliche di Tarifa. Stessa Europa, stessa ora, stesso fuso. Eppure il prezzo dell’elettricità all’ingrosso pagato dai consumatori industriali (per le bollette domestiche il divario è più contenuto) racconta due mondi diversi: in Italia il megawattora viaggia spesso sopra i 100 euro, in Spagna può restare sotto i 40.

Non è un’anomalia di giornata. Sabato 14 marzo, mentre il Pun italiano (il Prezzo unico nazionale, riferimento all’ingrosso del mercato elettrico) superava i 100 euro, il prezzo spagnolo è sceso fino a 14 — un fattore sette, citato da Pedro Sánchez al Consiglio europeo del 17 marzo. I dati Entso-E (l’associazione dei gestori europei delle reti di trasmissione elettrica) mostrano che nelle settimane successive il divario si è normalizzato su un più frequente fattore due o tre, con punte ben più alte nelle ore serali. Il Regno Unito si è mantenuto intermedio, mentre l’Irlanda — dipendente dal gas e povera di interconnessioni — ha registrato livelli tra i più alti d’Europa.