Per far funzionare gli ospedali italiani nei prossimi tre anni serviranno oltre diecimila «specializzandi di area sanitaria». Sono biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, veterinari e psicologi che lavorano in ospedale, anche al fianco dei pazienti, con lauree diverse da quella in medicina. Sono gli odontoiatri che operano nelle cliniche dentistiche, i biologi che svolgono le analisi di laboratorio, i fisici addetti ai reparti di radiologia e radioterapia. Secondo il ministero della Salute, nel solo 2026 il fabbisogno formativo ammonta a 3.530 specializzandi e in migliaia hanno superato i test annuali per frequentare la scuola di specializzazione.
Nel ciclo 2025-26 però le attività didattiche non sono mai partite: l’anno sta ormai per finire e per gli specializzandi il primo giorno di scuola deve ancora arrivare. Il ministero dell’Università infatti non ha assegnato le borse di studio. Senza questa informazione, chi ha superato i test non può immatricolarsi e le università non sono in grado di avviare i corsi. «Ci troviamo in un limbo: pronti a iniziare la formazione ma impossibilitati a immatricolarci», spiega ad esempio Stefano Semeraro, fisico che ha superato l’esame di ammissione all’università di Padova e come gli altri attende di sapere se avrà una borsa. «I ministri competenti – Università, Salute, Economia – si rimpallano le responsabilità per lo stallo».










