I ministri degli esteri riuniti in Consiglio Ue a Lussemburgo non trovano l’accordo sulle sanzioni al ministro israeliano Ben Gvir. Si oppone in primis il governo della Repubblica Ceca, e il veto di Praga basta. È l’ennesimo buco nell’acqua per la proposta avanzata in sede europea dal ministro Tajani dopo l’indecente trattamento riservato dal responsabile della sicurezza nazionale di Tel Aviv ai membri della Global Sumud Flotilla. Si apre invece uno spiraglio sul fronte commerciale, dopo il pressing di un gruppo di paesi guidati dalla Francia per bandire l’importazione in Ue dei prodotti delle colonie israeliane in Cisgiordania. Anche Roma si aggiunge alla maggioranza delle capitali (14 su 27) che chiedono una mossa alla riluttante Commissione, a cui ora toccherà presentare una serie di proposte entro il prossimo summit degli Esteri a luglio.
L’Italia si dice «pronta a valutare». Ma l’esito non è scontato. Non soltanto per lo scetticismo di Berlino, sempre pronta a guidare il fonte dei paesi più vicini a Israele.
Ma anche per una ragione solo apparentemente procedurale. La Commissione Ue, messa spalle al muro, potrebbe insistere sulla necessità di procedere all’unanimità anche sul fronte dei rapporti commerciali con gli insediamenti. Il Consiglio però si è già espresso in favore del voto a maggioranza qualificata. Il braccio di ferro potrebbe risolversi solo con un ricorso alla Corte europea di giustizia. (A. Val.)













