Tajani spinge per l'adozione delle misure al vertice Ue di lunedì. Ma di mezzo c'è il niet di almeno un Paese post-sovietico. E la freddezza della Germania
Dopo l’affondo scomposto sull’Italia «Paese delle ciabatte» per il governo la misura con Itamar Ben Gvir è colma. Anzi, lo era già da prima, da quando venti giorni fa il ministro della Sicurezza di Israele ha umiliato e poi condiviso in mondovisione le immagini degli abusi sugli attivisti della Flotilla per Gaza. Per questo oggi Antonio Tajani ha ribadito alle Camere che il governo spinge perché siano adottate a livello Ue sanzioni individuali contro Ben Gvir, «responsabile politico di quel grave episodio». L’Italia aveva avanzato quella proposta all’indomani dell’«assalto» agli attivisti europei, chiedendo all’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas di inserire la proposta all’ordine del giorno del Consiglio Esteri Ue. L’appuntamento è fissato per lunedì prossimo 15 giugno, nelle stesse ore in cui i principali leader saranno impegnati al G7 di Evian. Ma nonostante gli auspici di Tajani, l’esito dell’iniziativa italiana contro Ben Gvir, che per passare dovrebbe essere approvata all’unanimità, appare tutt’altro che scontato.
L’asse Italia-Francia sulle sanzioni














