Mentre in Italia si dibatte di ciabatte, il ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha già spostato la sua attenzione su altro: ieri, con i lanci di agenzie italiane che davano conto dell’enorme flusso di condanne bipartisan alle esternazioni sul «paese dello Stivale diventato il paese delle ciabatte», lui si presentava al gabinetto di sicurezza con la sua ultima proposta per piegare il Libano ed Hezbollah. «Rapire donne e bambini e portarli nelle prigioni dei terroristi» perché, ha aggiunto, va bene «conquistare territori e uccidere terroristi» ma si deve anche «iniziare a pensare fuori dagli schemi».

ITAMAR BEN GVIR è questo soggetto qua, un estremista razzista, colono, istigatore di violenza, ideatore di leggi per la pena di morte razzializzata, distributore di decine di migliaia di fucili ai coloni che compiono pogrom per svuotare le comunità palestinesi. Si muove dentro la politica israeliana dagli anni Novanta, prima ai margini e ora nelle stanze del potere.

Considerarlo una mela marcia, un soggetto estraneo alle politiche strutturali dello Stato è un errore grave, sebbene comodo. Per dire, in merito ai rapimenti di civili, non si inventa niente di nuovo: dal 2024 l’esercito israeliano ha catturato illegalmente decine di libanesi, un numero tuttora sconosciuto, proseguendo una pratica di lungo corso, inaugurata nel 2002.