Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano è finito nel mirino della procura di Roma per i maltrattamenti subiti dagli attivisti: «Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta»

«Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte infradito». Lo ha scritto in un post su X il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in risposta all’indagine aperta nei suoi confronti da parte della procura di Roma nell’ambito dei fermi degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla da parte di Israele e del video da lui pubblicato dove rivolgeva loro frasi di scherno mentre erano sotto il controllo dei militari. «Israele – aggiunge citato dai media israeliani – non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

L’inchiesta della procura di Roma

I magistrati di piazzale Clodio hanno iscritto nel registro degli indagati il ministro per via del video da lui stesso pubblicato, dove deride alcuni attivisti della Flotilla, immobilizzati in ginocchio e con le mani legate dietro la schiena nel porto israeliano di Ashdod, dopo il fermo da parte delle autorità. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un nuovo fronte giudiziario per il ministro israeliano. L’Italia si aggiunge infatti alla Francia, dove la Procura nazionale antiterrorismo ha già aperto un’indagine preliminare ipotizzando i reati di tortura e crimini di guerra. A Roma il fascicolo aperto dai magistrati comprende diverse ipotesi di reato, tra cui tortura e sequestro di persona, e si inserisce in una più ampia attività investigativa che riguarda le missioni della Flotilla terminate con l’intervento delle forze di sicurezza israeliane nell’aprile e nell’ottobre dello scorso anno.