È scattata ieri mattina l'indagine amministrativa sulla vicenda della studentessa di 17 anni dell'Istituto di istruzione superiore "Enzo Ferrari" di Battipaglia, in stato di coma da circa diciotto mesi e risultata non ammessa alla classe successiva al termine dell'anno scolastico. L'attività di verifica si inserisce nell'ambito degli accertamenti disposti dall'Ufficio scolastico regionale per la Campania diretto da Monica Matano, anticipati dal Mattino nella giornata di ieri, con l'obiettivo di acquisire tutti gli elementi utili a ricostruire una vicenda che negli ultimi giorni ha assunto una rilevanza nazionale.

L’alternativa Mentre l'amministrazione scolastica approfondisce il caso, emergono ulteriori elementi che aiutano a comprendere il percorso seguito dall'istituto nel corso dell'anno scolastico. Al centro del dibattito continua a esserci il tema della didattica domiciliare, indicata da molti come una possibile soluzione alternativa per garantire la continuità del percorso formativo della studentessa. «La didattica domiciliare non si poteva fare», afferma al Mattino, il preside Luca Mattiocco, spiegando che le particolari condizioni della studentessa non consentivano, secondo la valutazione dell'istituto, l'attivazione di uno dei principali strumenti previsti dall'ordinamento scolastico per gli alunni impossibilitati a frequentare. L'istruzione domiciliare, infatti, rappresenta una misura finalizzata a garantire il diritto allo studio agli studenti che, pur assenti da scuola per lunghi periodi, possono mantenere un percorso educativo e didattico personalizzato. Secondo la ricostruzione fornita dall'istituto, nel caso specifico non sussistevano i presupposti necessari per attivare tale procedura. A Ricigliano si rinnova la "Turniata": emozioni sin dall'albaNel chiarire la vicenda, Mattiocco interviene anche su un altro aspetto emerso nel dibattito pubblico. «Nessuna istanza di didattica domiciliare mi è stata inviata», precisa il dirigente. Allo stesso tempo, però, conferma che la famiglia aveva regolarmente trasmesso alla scuola la documentazione sanitaria necessaria per la gestione delle assenze. «Il padre mi aveva consegnato la documentazione medica poco prima di gennaio per la deroga alle assenze», spiega ancora al Mattino. Un passaggio che distingue il tema della giustificazione delle assenze da quello dell'eventuale attivazione di percorsi educativi alternativi. La documentazione sanitaria ha infatti consentito all'istituto di prendere atto della particolare situazione dell'alunna, mentre diversa è la questione relativa agli strumenti didattici che avrebbero potuto essere eventualmente attivati. Intanto nella serata di sabato - come appreso dal Mattino - il dirigente ha inviato una comunicazione "personalizzata" diretta al padre della ragazza per spiegare le ragioni della decisione adottata dal consiglio di classe ed esprimere vicinanza personale e istituzionale. Secondo quanto riferito dall'istituto, la non ammissione alla classe successiva non sarebbe stata determinata soltanto dal numero delle assenze, ma soprattutto dall'assenza di "elementi valutativi sufficienti" per consentire al consiglio di classe di esprimere un giudizio finale. Sarà ora l'attività avviata dall'Ufficio scolastico regionale a ricostruire nel dettaglio tutti i passaggi amministrativi e didattici della vicenda. L’amarezza All'Istituto "Enzo Ferrari" di Battipaglia, nelle ore successive all'esplosione del caso, prevale da ieri un silenzio carico di amarezza. Pochi commenti, nessuna polemica pubblica, molta cautela. Tra i docenti, però, emerge una convinzione che attraversa trasversalmente la comunità scolastica: nessuno considera quanto accaduto una bocciatura nel significato tradizionale del termine. «Non era una bocciatura contro il valore della ragazza», osserva un insegnante. «La speranza di tutti è una sola: che possa risvegliarsi - dice un altro docente - Tutto il resto passa inevitabilmente in secondo piano». Bocciata mentre è in coma, via agli accertamenti sul caso della studentessaProprio per questo il caso di Battipaglia sta suscitando riflessioni che vanno oltre il singolo episodio. Sul piano strettamente giuridico esistono norme che regolano frequenza, validità dell'anno scolastico e valutazione degli studenti. Sul piano etico, però, l'accostamento tra le parole "coma" e "non ammissione" ha inevitabilmente colpito l'opinione pubblica, risvegliando interrogativi che travalicano la correttezza formale delle procedure. È anche per questo che la vicenda richiama l'attenzione del legislatore e del mondo della scuola sulla necessità di interrogarsi su situazioni limite che, pur rarissime, possono verificarsi. Perché quando una storia personale così estrema incontra le regole dell'amministrazione scolastica, il dibattito non riguarda più soltanto l'applicazione di una norma, ma il modo in cui un ordinamento affronta casi che mettono alla prova il confine tra diritto, educazione e umanità.