La vicenda della studentessa di 17 anni iscritta all’istituto superiore “Enzo Ferrari” di Battipaglia (alberghiero, artigianato e Made in Italy), in stato di coma da circa diciotto mesi e risultata non ammessa alla classe successiva al termine dell’anno scolastico, approda ora sul tavolo dell’Ufficio scolastico regionale della Campania. Dopo le polemiche e il forte impatto emotivo che il caso ha avuto sull’opinione pubblica, arrivano le prime iniziative dell’amministrazione scolastica. «Accertamenti saranno avviati opportunamente per fare luce su quanto accaduto»: è la posizione espressa al Mattino dall'Ufficio scolastico regionale della Campania guidato dal direttore generale Monica Matano, che nelle prossime ore acquisirà gli elementi necessari per ricostruire l’intera vicenda e verificare le procedure adottate dall’istituzione scolastica. Un passaggio che segna l’ingresso formale dell’Usr in una storia - rivelata proprio dal Mattino - che negli ultimi giorni ha assunto una dimensione ben più ampia rispetto a quella di una normale controversia scolastica.

Diciassettenne in coma da 18 mesi bocciata a scuola: troppe assenzeLa storia La notizia della non ammissione all’anno successivo di una studentessa impossibilitata a frequentare perché in stato di coma ha infatti suscitato reazioni in tutta Italia, alimentando un acceso dibattito sul rapporto tra applicazione delle norme e gestione delle situazioni di particolare fragilità. Parallelamente agli accertamenti annunciati dall’Ufficio scolastico, arriva anche un nuovo intervento del dirigente dello stesso istituto «Enzo Ferrari», Luca Mattiocco, che nella serata di sabato ha inviato una comunicazione diretta al padre della ragazza. «Ho scritto sabato sera al padre dell’alunna», conferma il dirigente al Mattino. Una scelta maturata dopo le polemiche seguite alla comunicazione automatizzata degli esiti dello scrutinio finale e alle contestazioni sollevate dalla famiglia. Nella lettera, spiega Mattiocco, è stato ribadito il quadro normativo che ha portato alla decisione del consiglio di classe. «Ho evidenziato l’impossibilità di procedere diversamente a livello normativo», afferma il preside, che sottolinea come la decisione sia stata assunta sulla base delle disposizioni che regolano la validità dell’anno scolastico e la valutazione degli studenti. Ma la comunicazione inviata alla famiglia non si è limitata agli aspetti amministrativi. «Ho cercato di spiegare alla famiglia e di esprimere la mia vicinanza e quella del consiglio di classe», aggiunge Mattiocco. Parole che testimoniano la consapevolezza della delicatezza della situazione. «È una situazione molto delicata, delicatissima», conclude il dirigente scolastico. La vicenda ruota attorno a una decisione formalizzata al termine degli scrutini finali. La studentessa, assente dalle attività scolastiche dalla fine del 2024, è risultata non ammessa alla classe successiva dell’indirizzo alberghiero: dal quarto al quinto anno. Scontro legale Nel documento trasmesso alla famiglia comparivano inoltre le sigle "N.C.", non classificata, nelle diverse discipline. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, il padre della ragazza ha contestato il provvedimento sostenendo l’impossibilità oggettiva, per una studentessa in stato di coma, di partecipare alle attività didattiche e di essere valutata sulla base della frequenza o dell’impegno scolastico. Da qui la richiesta di annullamento dello scrutinio finale e di una revisione della comunicazione ricevuta. La scuola, dal canto suo, ha richiamato il quadro normativo previsto dall’articolo 14 del Dpr 122 del 2009. La norma stabilisce che per procedere alla valutazione finale è necessaria la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato, pur prevedendo deroghe per assenze documentate dovute a gravi motivi di salute.Le cure fake dei no vax contro il Covid: boom avvelenamenti da ivermectina negli Stati Uniti. Fda: «Non siete mucche, smettetela»Tuttavia le stesse deroghe possono essere applicate soltanto quando il consiglio di classe dispone comunque di elementi sufficienti per esprimere una valutazione finale. Secondo la ricostruzione fornita dall’istituto, nell’anno scolastico precedente erano presenti valutazioni riferite alla parte di percorso già svolta dalla studentessa, circostanza che aveva consentito l’ammissione alla classe successiva. Nell’anno appena concluso, invece, «non sarebbero stati disponibili elementi valutativi utilizzabili», conferma la scuola. Al di là degli aspetti tecnici e giuridici, resta però il forte impatto umano che la vicenda ha avuto sulla comunità scolastica e non solo. In città il caso è diventato oggetto di discussione tra famiglie, docenti e studenti. Molti hanno espresso vicinanza ai genitori della ragazza, mentre altri hanno richiamato la necessità di distinguere il piano emotivo da quello normativo. Ora gli accertamenti annunciati dall’Ufficio scolastico regionale dovranno chiarire ogni aspetto della procedura adottata.