Basta aprire il frigorifero a colazione per cogliere come la modernità interpreti la salute: vasetti che promettono miracolosi equilibri intestinali, bottigliette di kefir presentate come elisir e l’intramontabile latte, da decenni raccontato come tappa obbligata per avere ossa forti.

Ma dove finisce la scienza e dove inizia il marketing? Per il gastroenterologo Alan Desmond, sostenitore di un’alimentazione vegetale e integrale (la cosiddetta whole-food plant-based diet), è tempo di fare chiarezza e smettere di credere che basti uno yogurt al giorno per “curare” l’intestino.

Non si tratta di demonizzare i latticini, bensì di ricondurli alla loro giusta dimensione: non “superfood” indispensabili, ma comuni alimenti che possono rientrare in un regime equilibrato.

L’idea che i cibi fermentati siano una panacea per chiunque è un’esagerazione. Yogurt e kefir forniscono proteine, calcio e microrganismi vivi, ma i loro effetti non sono né automatici né garantiti. Il National Center for Complementary and Integrative Health inglese sottolinea che l’efficacia dei probiotici dipende in modo stringente dal ceppo, dalla dose e dal quadro clinico di riferimento.

Ancora più problematico è che molti prodotti commerciali “con probiotici” non sono mai stati studiati direttamente. Anzi, sugli scaffali compaiono spesso yogurt che, di fatto, sono dessert: ricchi di zuccheri, aromi e liste d’ingredienti interminabili, con un’aura salutista che maschera un profilo nutrizionale ben meno favorevole.