Evian, 15 giu. (askanews) – Le prossime ore serviranno a cercare di sciogliere le molte incognite che accompagnano la svolta. Ma il memorandum di intesa firmato da Usa e Iran nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Donald Trump, piomba gioco forza sull’agenda dei leader che da oggi e fino a mercoledì sono a Evian per il G7 a presidenza francese. Inevitabile che la soddisfazione per lo spiraglio che si apre dopo oltre tre mesi di guerra si mescoli a una certa cautela. E così anche per Giorgia Meloni che di prima mattina sigla una nota che, nella sostanza, ricalca la dichiarazione concordata a caldo ieri sera con i Paesi del formato E4, dopo un giro di contatti con i leader di Francia, Germania e Regno Unito.
La presidente del Consiglio esprime il suo “forte apprezzamento” e parla di “occasione di pace che va colta” ribadendo che “l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”. Meloni spiega che il nostro Paese può “contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, che resta una priorità insieme a quella di una fine delle ostilità anche in Libano.
“Siamo pronti, insieme agli altri partner”, sottolinea. Aggiungendo una postilla già esplicitata in passato: “Fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare”. Non basterà dunque una semplice informativa: il percorso già studiato dal governo prevede infatti che si tenga una comunicazione – che potrebbe essere fatta dalla stessa premier – a cui seguirebbero dei voti su delle risoluzioni. La stessa tempistica di questo passaggio, tuttavia, dipenderà da come e con quale rapidità si scioglieranno una serie di nodi. Tra questi, per esempio, quello del tipo di ombrello internazionale che accompagnerà la missione, così come di chi ne dovrebbe assumere il comando. Anche nel dossier elaborato dal Centro studi di Fratelli d’Italia, infatti, se da una parte si accoglie “molto positivamente la notizia di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran”, dall’altra si sottolinea che “c’è ancora molta strada da fare”.












