Il nuovo strumento dell’intelligenza artificiale a consentire un risparmio di risorse tali da produrre un intero film nello spazio di uno solo studio attrezzato. Ma gli interpreti in carne e ossa sono ancora indispensabiliSEUL Hollywood in una stanza. La nuova frontiera del cinema prende piede in Corea del Sud, dove l’industria dell’intrattenimento è ormai una realtà affermata che anzi sta conquistando le platee internazionali con i lungometraggi di autori pluripremiati, sceneggiati di successo (basti pensare a «The Squid Game»), e perché no, format televisivi.Ma cosa significa ridurre Hollywood in una stanza? È il nuovo strumento dell’intelligenza artificiale a consentire un risparmio di risorse tali da produrre un intero film nello spazio di uno solo studio attrezzato. Almeno questa è la meta che una casa di produzione sudcoreana, la Cj Enm tra i suoi successi: The Parasite - intende raggiungere a breve proprio grazie all’utilizzo dell’Ai nella realizzazione dei lungometraggi.

Intendiamoci, gli effetti speciali creati digitalmente non sono una novità nel cinema: basti pensare ad Avatar e agli interpreti umani trasformati, da sensori applicati a tute speciali, nei Navi di Pandora. «Noi - ci spiega Jeong Chang-ik, regista del primo film interamente girato con l’Ai, The Apartment (The House) - lavoriamo da due anni con l’intelligenza artificiale. Ma in modo diverso rispetto a James Cameron, nel senso che il nostro sistema non si limita a creare gli effetti speciali, ma è programmato per costruire una realtà virtuale che avvolge completamente gli interpreti e sostituisce del tutto le scene, siano esse in esterni o in interni. Per il resto non cambia nulla: gli attori, in carne e ossa, recitano normalmente la loro parte: soltanto che lo fanno in una unica stanza, di fronte alle classiche pareti verdi sulle quali l’Ai proietta la sua realtà inventata».Incontriamo Jeong, affiancato da Park Hwon, il «maestro-creatore» di Ai, in una saletta dove seguiamo la proiezione della clip del film, uscito non molto tempo fa sulla piattaforma Tving, sorta di Netflix sudcoreana. Siamo negli studi «ultra segreti» della Cj Enm, dove non è possibile fotografare nulla. Ma la visione del breve filmato basta a dare l’idea delle potenzialità di questo nuovo strumento a disposizione della fantasia creatrice dedicata allo spettacolo. «Sia chiaro - insiste il regista - non abbiamo alcuna intenzione di rendere obsoleti gli attori in carne e ossa. Per noi l’Ai è solo un modo per aumentare la creatività umana. Quali sono i vantaggi? Intanto l’intera storia, come abbiamo visto, può essere girata in un unico luogo, interno alla nostra casa di produzione, nell’arco di pochissimo tempo. The Apartment, per esempio, è stato completato in quattro giorni».Il film, classico horror della K-Wave sudcoreana, è ambientato in un condominio di Seul, i cui inquilini sono inseguiti da creature generate da incubi spaventosi. I protagonisti, dopo un’iniziale - e comprensibile - incertezza, qui è Park a parlare, «si sono adattati velocemente alla novità, riuscendo a esprimere con naturalezza tutte le emozioni, le paure, la rabbia necessarie al racconto. Inoltre, grazie a monitor appositi potevano seguire l’azione così come sarebbe stata resa alla fine». Altro vantaggio dell’Ai, secondo Jeong: «Abbiamo la possibilità teorica di inventare qualunque mondo, l’Intelligenza artificiale è un pozzo senza fondo dell’immaginazione. Certo, bisogna tenere presente, tuttavia, che il pubblico si aspetta un risultato ottimale, e per far questo, per consolidare l’idea di veridicità del racconto per immagini, c’è molto lavoro da fare. Siamo soltanto all’inizio di un lungo percorso dalle possibilità infinite».Rispetto a un film tradizionale, un film «girato» con l’Ai richiede ancora una messa a punto della macchina digitale. La scelta di mettere in scena un horror viene dalla maggiore facilità di trasferire sullo schermo gli effetti speciali. «Ma in futuro - ci dice ancora Jeong Chang-ik - abbiamo intenzione di dedicarci a storie rom-com, a K-Drama e tutte le declinazioni della K-Wave. Con l’idea di raggiungere anche un pubblico internazionale». L’ultima domanda è doverosa: quanto è costato The Apartment? La risposta è abbastanza sorprendente: «Quattrocento milioni di won coreani». Ovvero, l’equivalente di circa 300 mila dollari. E’ iniziato il conto alla rovescia per Hollywood?