di Nicolantonio Agostini

Nei giorni scorsi, intervenendo in Parlamento, Giorgia Meloni ha rivendicato con orgoglio un primato storico: la prima donna a guidare il governo italiano è stata espressa dalla destra. Si tratta senza dubbio di una novità importante. Ma il valore simbolico delle “prime volte” non dovrebbe impedire una domanda più scomoda: più donne al potere significano davvero meno corruzione, più cooperazione e più merito? Una parte della ricerca scientifica sembrerebbe suggerirlo. Diversi studi hanno evidenziato una correlazione tra maggiore presenza femminile nelle istituzioni e minori livelli di corruzione percepita. In media, le donne mostrano livelli leggermente più elevati di empatia e una maggiore sensibilità alle norme sociali, caratteristiche che possono favorire cooperazione, trasparenza e attenzione al bene collettivo.

Ma questo effetto non è automatico. E soprattutto non dipende soltanto dal genere di chi governa.

I comportamenti sociali sono il risultato dell’interazione tra predisposizioni individuali e ambiente. Esistono donne altamente cooperative e donne fortemente competitive o autoritarie, così come esistono uomini molto orientati alla collaborazione. Il punto decisivo è il contesto. Nei sistemi più gerarchici e competitivi non emergono necessariamente le persone più empatiche o trasparenti. Emergono quelle più compatibili con le logiche dominanti del sistema. In altre parole, le donne che raggiungono il vertice non sono automaticamente portatrici di modelli politici più cooperativi: spesso sono quelle che hanno saputo adattarsi meglio alle regole già esistenti.