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8 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 6:50

Dopo quattro anni di governo guidato per la prima volta da una donna, il bilancio delle politiche di genere in Italia non può più essere rinviato. La domanda è semplice: la condizione delle donne è migliorata, è rimasta ferma o è addirittura peggiorata? La risposta, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.

Nel programma politico di Giorgia Meloni le donne sono di fatto scomparse. Non soltanto dal linguaggio pubblico, ma soprattutto dalle politiche. Sono scomparsi gli interventi strutturali pensati per ridurre le disuguaglianze e abbattere le discriminazioni. Eppure i numeri raccontano una realtà che dovrebbe imporre tutt’altra agenda: in Italia il tasso di occupazione femminile resta tra i più bassi d’Europa, fermo intorno al 57%, oltre 13 punti sotto la media europea, mentre il divario tra occupazione maschile e femminile supera i 17 punti percentuali. Sono dati che descrivono un problema strutturale. Eppure, quando il tema emerge nel dibattito pubblico, la presidente del Consiglio preferisce trasformarlo in una narrazione personale. Lo ha fatto, per esempio, attaccando le quote rosa e sostenendo che “la vera libertà è potersi guadagnare sul campo la propria posizione” e che il compito dello Stato è soltanto quello di garantire che “la partita non sia truccata”.