Dieci anni, sei governi e innumerevoli norme dopo, le donne italiane stanno meglio o stanno peggio? Quali sono state le leggi che hanno fatto la storia? Quali i nuovi programmi? Più successi o più fallimenti? Tracciare un bilancio non è semplice. Ma a un primo sguardo d’insieme, tenendo sempre presenti i traguardi innegabili di una rappresentanza femminile in Parlamento ormai consolidata intorno al 35% (era al 5% nella I Legislatura) e dello sfondamento del soffitto di cristallo a Palazzo Chigi con l’arrivo della prima premier nella storia della Repubblica, Giorgia Meloni, colpisce un particolare: la concentrazione dell’attenzione del legislatore sul dramma della violenza, con una produzione normativa vasta e articolata, e di contro la ripetitività delle misure per favorire l’occupazione femminile. Bonus variamente distribuiti, e poco incisivi. Uno strabismo discutibile, soprattutto considerando quanto la mancanza di indipendenza economica pesi tra le cause documentate di violenza contro le donne e guardando ai dati: l’occupazione femminile migliora, ma troppo lentamente. Restiamo fanalino di coda in Europa, con un tasso inferiore al 55 per cento.
Il parere delle ex delegate alle Pari opportunità











