Una mostra, non solo fotografica, alla biblioteca della Camera racconta quanto sia cambiata la società italiana attraverso le donne entrate nelle istituzioni politiche dal 1948 ai primi anni Novanta. Sono le donne di tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, che negli anni del dopoguerra hanno superato le contrapposizione partitiche per chiedere e ottenere uguaglianza e parità con gli uomini. E lo hanno chiesto presentando leggi, emendamenti, spesso in contrasto con il loro partito di appartenenza, fino a essere espulse. Come è successo alle comuniste e costituenti Teresa Noce - alla quale si deve una delle più avanzate leggi al mondo sulla maternità - e Teresa Mattei espulsa “per indegnità morale”: in effetti per avere rinfacciato a Palmiro Togliatti di avere trasformato il centralismo democratico del Pci “in caporalismo e culto della personalità”. Entrambe si erano rifiutate di votare l’inserimento dei Patti Lateranensi firmati da Mussolini nella Costituzione.
Queste donne e le loro eredi sono riuscite a trasformare anche i partiti più dogmatici, monolitici o conservatori. E nella carrellata di immagini e nei documenti legislativi della mostra, questa leva riformatrice è evidente, potente.






